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Un diverso punto di vista sulla rigenerazione urbana: partire dalla domanda debole

Per contrastare il disagio abitativo serve un piano di edilizia pubblica e sociale da attuare con progetti di rigenerazione urbana per una città inclusiva e senza ulteriore consumo di suolo. Questo è, in estrema sintesi, l’obiettivo che si è dato il SUNIA a chiusura del suo XII congresso nazionale che ha riconfermato Daniele Barbieri alla carica di segretario generale. Oggi il disagio abitativo è rappresentato non solo dall’altissimo numero degli sfratti per morosità, che segnalano il divario esistente tra l’offerta del mercato e le possibilità della domanda, ma anche dai giovani che non possono spostarsi per cercare opportunità di lavoro o costruirsi un futuro autonomo, dagli studenti fuori sede, dal degrado di molti quartieri popolari e delle periferie urbane. Bisogna uscire da una visione emergenziale del problema dell’abitare e costruire un progetto pluriennale con finanziamenti certi che leghi insieme: aumento dell’offerta di alloggi a canoni sostenibili dalla domanda debole, rigenerazione e riqualificazione urbana. Per troppo tempo abbiamo assistito, nel migliore dei casi, ad interventi mirati solo ed esclusivamente a tamponare situazioni di emergenza che, puntualmente, si ripresentano dopo breve tempo. È il destino ad esempio del fondo di sostegno alla locazione. Uno strumento pensato come strutturale dalla legge sulle locazioni, che doveva servire a sostenere le famiglie con una alta incidenza del canone sul reddito ed invece ha visto una progressiva riduzione del finanziamento fino all’azzeramento degli ultimi due anni. Oppure, altro esempio, aver praticamente abbandonato l’idea di finanziare l’edilizia residenziale pubblica ed aver contemporaneamente previsto una progressiva riduzione del patrimonio esistente, abbandonandolo a sé stesso e pensare di sostituirla con una forma di edilizia sociale in partenariato con gli operatori privati indirizzata essenzialmente al mercato della vendita e non a quello dell’affitto sostenibile. A questa assenza di analisi e di visione sul fabbisogno si è accompagnata una analoga visione sulla città e sulle periferie. Anche qui è prevalsa la logica degli interventi spot, che possono essere utili per creare lavoro, è il caso del Fondo per le periferie, ma non sono sorretti da una strategia multilivello per affrontare seriamente il disagio di queste aree. Le stesse conclusioni unanimi della Commissione parlamentare indicano alcune condivisibili direttrici di intervento ignorate sinora completamente dall’attuale Governo che, peraltro, ha escluso qualsiasi provvedimento di politica abitativa sia dal “contratto di Governo” che dalla Legge di bilancio per il 2019. Riportare al centro del dibattito e dell’agenda politica il tema dell’abitare nella sua complessità è quindi l’obiettivo che il congresso del SUNIA si è dato, indicando due appuntamenti per il prossimo anno: una Conferenza nazionale sulla casa e l’abitare, già prevista dall’accordo sottoscritto, insieme agli altri sindacati degli inquilini, con Federcasa (l’associazione degli enti gestori di edilizia pubblica) ed una assemblea, sempre nazionale, dei comitati degli assegnatari di edilizia pubblica che sottolinei i problemi di questo comparto, le opportunità che rappresenta e la volontà e la passione che questi cittadini mettono ogni giorno per affermare i loro diritti contro il degrado.

 

Inserita il: 20/11/2018

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